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  • Martona Patatona, 9 anni

Cento chilometri giù dall'Everest

Scritto e illustrato da Marta, 9 anni

Laila, una ragazzina di 11 anni, stava passeggiando per le vie di Assia, un paesino ai piedi della montagna più alta del mondo: l'Everest. Là tutti erano alpinisti e conoscevano le tecniche per scalare quella montagna e non morirci. Stava andando dalla sua amica, Annail, per giocare al campo base, la parte iniziale della montagna. Era domenica, l'indomani ci sarebbe stata scuola.

Annail aveva anche lei 11 anni, e suo padre, il sindaco della città, era stato il primo a scalare quella montagna, il primo del mondo.

Arrivata a a casa sua, sentendo un rumore molto strano, si girò in tempo per veder cadere un muro che avevano costruito contro le slavine e le valanghe. Ormai tutta la gente stava guardando quel terribile avvenimento. Il paese era in panico; certi scappavano; altri si rifugiavano nelle case degli altri o nelle proprie. Lei restava là.

Si girò per vedere in tempo Annail che le stava dicendo di venire in casa. Ma lei non la sentiva, lei non riusciva a sentire niente. La neve la travolse e non vide più niente. Non sentiva più niente:

- State tutti bene? - erano i soccorritori.

- Sì - risposero tutti gli abitanti.

- Annail - era il sindaco. - perché piangi? -

- Laila.... Laila è stata travolta - disse la ragazza tra un singhiozzo e l'altro.

Tutti la guardavano, i genitori di Laila la guardavano.

- Iniziate gli scavi per trovare la ragazza, e velocemente, sotto la nostra neve nessuno sopravvive, - disse il sindaco.

Qualche ora dopo niente.

Qualche giorno dopo ancora niente.

Ormai, passati i mesi, tutti si ricordavano dell'avvenimento, ma attenzione a parlarne con Annail. Lei era convinta che Laila fosse viva, lo sapeva e basta. Nessuno le credeva, però.


Bene, dato che io sono la narratrice, so anche dov'era Laila.

Laila si trovava cento chilometri più in basso, sotto la superficie terrestre. Si era costruita una casa sotterranea, con cucina, stanza da letto e bagno. Mangiava tutto quello che poteva, e beveva. Aveva inventato un attrezzo che separa la terra dall'acqua. Aspettava il momento giusto per risalire, quando tutti si sarebbero dimenticati di lei.

In fondo era anche felice, la persona più felice del mondo, se la confrontiamo con Annail, che non riusciva a staccarsi dalla mente l'immagine di Laila che si girava e finiva nella neve, la neve più potente nel mondo.

Ormai, passati 5 anni, tutti si erano scordati di Laila, anche i suoi genitori, tutti a parte... be', lo sappiamo: Annail.

Proprio quel giorno Laila aveva deciso di risalire dalla terra e raggiungere il suo paesino. Sarebbe sbucata nella sua scuola. Aveva già calcolato tutto. Laila iniziò a salire, aggrappata a una corda che aveva scoperto quando andava in prima elementare. La corda iniziava a essere più forte, e Laila più stanca.


Ok, ora vediamo la situazione a Assia. Proprio a scuola, il bidello, chiamò il maestro:

- Guardi questa corda che va sotto terra - iniziò - prima era leggera, ora che provo a tirarla su, pesa.

Il maestro, che in caso di allarme tirava spesso quella corda (perché erano delle corde come le nostre campanelle di oggi), incredulo, cercò di tirare su la corda:

- Lasil, cerca di tirare su la corda e se c'è qualcosa mi chiami - il professore diede una pacca al bidello ed entrò in una classe.


Laila, stranamente, si sentiva trascinata. Come se non dovesse fare alcun sforzo. A quel punto, visto che non stava facendo niente, si addormentò dalla stanchezza.


Il bidello ormai era sfinito e pensava che la corda pesava ancora di più. Allora chiamò dal buco:

- C'è qualcuno? C'è qualcuno appeso alla corda?


Laila si svegliò di colpo, la voce del bidello era sempre più vicina e vicina, finché...


Il bidello vide qualcosa appeso alla corda e chiamò il maestro di prima:

- Vede, maestro, c'è qualcosa attaccato. Potrebbe essere qualsiasi cosa.

- Allora tiri la corda su e vedremo cos'è - il maestro aiutò il bidello e...


Laila si arrampicava più velocemente possibile. Quello era il bidello Lasil, il suo adorato bidello con cui dopo la scuola giocava con lei e Annail.

Arrivata più in su che poteva mise le mani furi dal buco, ormai molto grande, e si tirò su. Era ben vestita per essere uscita dalla terra. Molti alunni si erano fermati a guardare la ragazza. C'erano mormorii, l'avevano riconosciuta:

- Lasil, Emma, Nina, Giacomo, Solino, Adin.... - la ragazza diceva i nomi di tutti i bambini curiosi, che si erano fermati a guardare.

- Vochosc, Gamil, Nicolas e... Annail!

La ragazza corse piangendo da Annail l'abbracciò e anche lei l'abbracciò.

Ormai la gente era dappertutto. In tutta la scuola:

- Lo sapevo che saresti tornata, ma non pensavo dal nulla, o meglio, per 5 anni non ci sei stata, quindi come hai fatto a mangiare?

- Un mago non svela mai i suoi trucchi! - risero.

Poi si fece avanti una ragazzina e chiese:

- Tu sei Laila Sisten?

Laila sorrise:

- Sì - Tutti erano scioccobasiti.

Quella sera si tenne un'enorme festa.

E forse si può dire che vissero tutti felici e contenti.

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