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  • Sara P. & Alma R.

Benvenute alla Salpêtrière

Immagina di essere esclusa da ogni tipo di rapporto con un mondo che ti circonda, e che ti considera inferiore. Immagina di essere sottoposta a terrificanti esperimenti per guarirti da una malattia che non hai. E ora immagina di essere nata nel secolo sbagliato, del sesso sbagliato, e che ti sia davvero successo tutto questo. Il ballo delle pazze.

La Salpêtrière è un ospedale. Più o meno. È un po’ ospedale, un po’ manicomio, un po’ cimitero, un po’ centro esperimenti. In poche parole, è un mondo a sé stante. Relegato in un angolino di Parigi, è abitato da sole donne: pazze, malate, o forse no?, abbandonate lì da mariti, padri, fratelli, abbandonate lì da uomini. Uomini che, nell’Ottocento, hanno potere su tutto, quindi anche sul “gentil sesso”. Alla Salpêtrière lavora un medico, anzi, un neurologo: Charcot, che fu anche il mentore del famoso Freud, e che analizza le internate per capire se hanno realmente problemi di isteria, oppure sono soltanto state relegate lì perché troppo insopportabili, o rivoluzionarie, o visionarie, o intelligenti, secondo gli uomini da cui erano circondate. In entrambi i casi, le lascia marcire tra le mura immacolate della Salpêtrière. In questo manicomio si può incontrare l’adolescente Louise, dalla storia troppo violenta e sanguinolenta per una sedicenne, Thérèse, anziana e saggia che ha visto la sua vita rovinata dalle cicatrici e dal fuoco, Eugénie, diciannovenne troppo anticonformista e bizzarra per il suo buon cognome, e Geneviève, l’infermiera che capeggia su tutte le donne e crede che la scienza possa spiegare ogni cosa.

La vicenda si sviluppa attraverso un evento, anzi, l’Evento dell’anno. Il 18 Marzo 1885, per celebrare la metà della Quaresima, la Salpêtrière organizza un ballo a cui viene invitata tutta la ricca e colta borghesia di Parigi, “Il ballo delle pazze”. Le internate non pensano ad altro giorno e notte, attendono impazienti questa festa sospirando e rammendando gli abiti variopinti che indosseranno. Ma si sa, non basta una maschera per celare le emozioni, un bel vestito non cancella la memoria… Al ballo, sembra che perfino le note del valzer ricordino alle donne come le persone le vedono.

Impossibile non notare gli occhi attenti di uomini e donne che non hanno idea di cosa voglia dire essere ripudiata, picchiata, cacciata, cancellata da un mondo che non ti voleva. Impossibile non captare gli sguardi di chi cerca in te un segno, una parola, anche solo un’espressione, per poter dire che sì, sei pazza, e sì, è per il bene tuo e della società che ti hanno internata.

Difficile dimenticare uomini che prima ti fanno male, poi ti vogliono uccidere, poi ti sfruttano e infine ti usano come cavia di esperimenti scientifici (e non perché i porcellini d’India erano finiti). Difficile dimenticare di come la gente ti consideri pazza, anche se pazza non lo sei: tu volevi solo cambiare le cose, o proteggere tuo figlio, o vivere una vita normale, o essere te stessa. O magari lo sei davvero, pazza, isterica: ma non meriti di essere trattata così.

Una storia potente, di tante lacrime e poche, ma preziose, risate. Una storia di alleanze che non dovrebbero esistere, ma poco importa; e ombre del passato che tornano, vivide, e si prova ad allontanarle ma quelle restano lì, si ingigantiscono.

Il problema? È che tutto è successo davvero. I personaggi sono inventati, ma la Salpêtrière è esistita (ed esiste) davvero. Era davvero terribile. Charcot “curava” davvero le donne con l’ipnosi, davvero le sottoponeva a terribili esperimenti. Le donne erano davvero tenute rinchiuse legate con le catene della paura, del sangue, dell’essere sottomesse, della pazzia che nella maggior parte dei casi nasceva dopo l’internamento. Perché non puoi non ammattire se sei circondata da gente che ti considera uno scarto dell’umanità, un’isterica senza speranza. Non puoi non impazzire quando sai benissimo che alla Salpêtrière si entra e non si esce. Siamo nel 1885, 136 anni fa. CENTOTRENTASEI ANNI FA. Sono passate centotrentasei primavere, centotrentasei solstizi d’estate. Soltanto centotrentasei equinozi d’autunno. E possiamo fare finta di niente, è successo e stop. Oppure possiamo leggerlo, questo libro dal nome strano, dal nome assurdo, Il ballo delle pazze. E poi possiamo cercare sul primo sito che esce tra i risultati di ricerca con la parola “Salpêtrière”, dopo un caricamento veloce quanto una lumaca che decide di traslocare, cosa è stata in grado di creare la nostra fantastica umanità.


Un libro corto, denso di fumo negli occhi e misteri, febbrile, incriminante, graffiante, provocatore. Le storie di donne che non hanno cambiato il mondo. Non hanno modificato una società in cui gli uomini regnavano sul mare e sulla terra. Non sono finite nella Storia. Le storie di donne che sono scivolate, in silenzio o urlando, per questo meraviglioso capitolo della cosiddetta Storia. Le storie di donne che nessuno conosce, che anche se fossero esistite nessuno saprebbe nominare. Le storie di donne che hanno sofferto, ognuna con la propria vita alle spalle, ognuna con il proprio fardello in mezzo al petto. Ognuna con il proprio diavolo tentatore, che a causa di certi muri immacolati sembra pronto a distruggerle da un momento all’altro.


Grazie alla prof. M. L. Russo per il consiglio!

Il ballo delle pazze

Autrice: Victoria Mas

Anno di pubblicazione in Italia: Aprile 2021

Età adatta: dai 14 anni (soprattutto per adulti)

Lunghezza: corto (181 pagine)

Casa editrice: Edizioni e/o

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