Cerca
  • Alma P.

Il Giovane Holden

Aggiornato il: ago 26

Il giovane Holden, Holden Caufield, è un ragazzo di sedici anni che ci racconta la sua storia in prima persona, non vuole perdere tempo con un racconto biografico ma solo metterci al corrente delle cose assurde che gli sono capitate prima di Natale. La storia si svolge negli anni cinquanta e copre il racconto di un lungo fine settimana.

Non ho nessuna voglia di mettermi a raccontare tutta la mia dannata autobiografia e compagnia bella. Vi racconterò soltanto le cose da matti che mi sono capitate verso Natale, prima di ridurmi così a terra da dovermene venire qui a grattarmi la pancia. Niente di più di quel che ho raccontato a D. B., con tutto che lui è mio fratello e quel che segue. Sta a Hollywood, lui. Non è poi tanto lontano da questo lurido buco, e viene qui a trovarmi praticamente ogni fine settimana. Mi accompagnerà a casa in macchina quando ci andrò il mese prossimo, chi sa. Ha appena preso una Jaguar. Uno di quei gingilli inglesi che arrivano sui trecento all'ora. Gli è costata uno scherzetto come quattromila sacchi o giù di lì. È pieno di soldi, adesso, mica come prima. Era soltanto uno scrittore in piena regola, quando stava a casa.

Questo libro mi ha lasciata proprio secca. È come se il ragazzo ti avvolgesse nel racconto, come se fossi insieme a lui a vivere le sue pazze avventure. È un flusso di pensiero continuo che descrive tre giorni di vita interiore e di rapporto col mondo come esaminati sotto una lente d’ingrandimento.

Il filo conduttore del racconto sono i tre giorni cruciali che seguono l’espulsione di Holden dalla scuola di Pencey. La famiglia non sa ancora della notizia, e lui teme la reazione dei genitori e soprattutto gli dispiace deludere la sorellina Phoebe e il grande fratello scrittore DB, trasferitosi a Hollywood.

Holden si sente un fallimento, non è la prima volta che viene cacciato da un college.

Adora scrivere, ma è stato bocciato in tutte le materie tranne composizione. Era inevitabile: lui non è proprio fatto per questa vita. Non sopporta l'ambiente del college frequentato dai figli dei ricchi, gente vigliacca, che si dà arie e disprezza i deboli. Anche i suoi sono molto ricchi ma a lui non importa, non sopporta l'idea che la ricchezza possa cambiare le persone. Non diventerà mai come quei ''palloni gonfiati'' e non vuole far parte del loro club e ''compagnia bella''. Raccontandoci la sua storia entriamo nel suo modo di ragionare, vediamo come Holden metta continuamente in dubbio ogni cosa, ogni comportamento, ogni situazione considerata 'normale'.

E lo facciamo attraverso le sue parole, il suo linguaggio.


È scettico di fronte ad ogni comportamento violento, sfacciato, altezzoso caratteristico di quelli di buona famiglia che frequentano tanto il famoso Pencey quanto gli altri college da cui è stato cacciato.


Quello che mi ha colpito di più è il contrasto tra il personaggio ribelle (contestatore, trasgressivo, critico della società, contrario alle convenzioni e alla superbia dei ricchi) e l'adolescente generoso, sensibile verso tutte le persone fragili, deboli e buone. Ecco come osserva e si sente vicino, quasi commosso da una coppia di suore incontrate alla stazione, dalla sorellina Phoebe che lo ama tanto e lo seguirebbe ovunque, dalla sensibilità del fratello Allie morto in un incidente e sempre presente nei suoi pensieri.

Poi si interroga sulle cose più strane, quelle a cui nessun altro fa caso, persino mentre guarda Central Park dal finestrino del taxi:

Ma alla fine, dopo un po' che marciavamo, io e l'autista attaccammo una specie di conversazione. Si chiamava Horwitz. Era molto meglio dell'altro autista che mi era capitato prima. Ad ogni modo, pensai che forse lui sapeva qualcosa delle anitre. - Ehi, Horwitz, - dissi. - Ci passa mai vicino allo stagno di Central Park? Giù vicino a Central Park South? - Al cosa? - Allo stagno. Quel laghetto, cos'è, che c'è laggiù. Dove ci sono le anitre, sa? - Sí, e allora? - Be', sa le anitre che ci nuotano dentro? In primavera eccetera eccetera? Che per caso sa dove vanno d'inverno? - Dove vanno chi? - Le anitre. Lei lo sa, per caso? Voglia dire, vanno a prenderle con un camion o vattelappesca e le portano via, oppure volano via da sole, verso sud o vattelappesca? Il vecchio Horwitz si girò tutto di un pezzo sul sedile e mi guardò. Aveva l'aria d'essere un tipo nervosetto. Non era affatto malvagio, però. - E come diavolo faccio a saperlo?- disse. - Come diavolo faccio a sapere una stupidaggine così? - Be', non si arrabbi per questo, - dissi. Era arrabbiato o che so io. - E chi si arrabbia? Nessuno si arrabbia.

La cosa che mi piace è il modo in cui Holden si rapporta col lettore, ti conduce attraverso ogni sua riflessione, ogni cambiamento di idea, ogni pensiero. Lo percorri nei minimi dettagli, ti senti come trasportato dal flusso continuo della sua mente.

Mentre Holden si rapporta con gli altri ne seguiamo il dialogo e contemporaneamente lo filtriamo attraverso il pensiero che accompagna ogni sua azione. Sono come due fili paralleli che si intrecciano continuamente; quello che pensa spesso non coincide ma contrasta con quello che dice nel suo linguaggio parlato vivacissimo, colloquiale, informale, molto giovanile, colorito (non impressionatevi se trovate qualche parolaccia!), ricco di interiezioni e esclamazioni, esortazioni. Questo personaggio è ironico, divertente e buffo, di un umorismo tagliente: così tra tanti 'vattelapesca', 'compagnia bella' e 'e via discorrendo' definisce i confini tra se stesso e il mondo, racconta le sue 'cotte', le sue delusioni, i suoi dubbi. Attraverso i suoi ininterrotti pensieri ci mostra cos'è la vita, a modo suo.


La maggior parte delle ragazze, provate a tenerle per la mano, e quella maledetta mano o muore nella vostra, o loro credono di dover continuare a dimenarla tutto il tempo, come se avessero paura di annoiarvi o che so io. Jane era un'altra cosa. Andavamo in un dannato cinema o in un posto così, e subito cominciavamo a tenerci per mano, e non ci lasciavamo sino alla fine del film. E senza cambiare posizione né farne un affare di stato. Con Jane non stavi nemmeno a pensare se avevi la mano sudata o no. Sapevi soltanto che eri felice. E lo eri davvero.

Questo libro insolito potrà scioccarti, ti farà ridere, e potrebbe spezzarti il cuore - ma non te lo dimenticherai mai.

Un' altra cosa che mi è appena tornata in mente. Una volta in quel cinema, Jane ha fatto una cosa che per poco non mi lasciava secco. Stavano dando il cinegiornale o qualcosa del genere, e tutt'a un tratto mi sono sentito una mano sulla nuca ed era la mano di Jane. Che cosa buffa, quella. Voglio dire, lei era giovanissima e via discorrendo, e se vedete una ragazza che mette la mano sulla nuca di qualcuno, sono sempre quasi tutte sui venticinque o i trent'anni, e di solito lo fanno ai loro mariti o ai loro bambini - io per esempio lo faccio alla mia sorellina Phoebe, ogni tanto. Ma se lo fa una ragazza giovanissima eccetera eccetera, è così carino che rischi di restarci secco.

Il Giovane Holden

Autore: J.D. Salinger

Anno di pubblicazione: 1945

Età adatta: dai 14-15 anni in su

Lunghezza: medio

Casa editrice: Einaudi


93 visualizzazioni3 commenti

Qualcosa di noi

Dafne è un progetto di Sara, Marta, Margherita, Alma, Viola e Anna, che si impegnano ogni giorno per mandare avanti questo sito e la sua newsletter.

Leggi di più su di noi

Newsletter