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  • vittoriaberlese

Ci vuole coraggio per essere gentili

Aggiornamento: 26 gen

Solidarietà e coraggio in tempo di guerra non sono scontati. Soprattutto se sei una ragazza ebrea durante la Seconda Guerra Mondiale. Ma Mai più - per non dimenticare ci insegna che la gentilezza esiste. Sempre ed ovunque.

Sara, una ragazza ebrea. Tourteau, che da bambino ha contratto la poliomielite che lo ha reso storpio. Qual è il legame tra i due? La gentilezza, una cosa potente, unica luce in un mondo di tenebre.

Sara era una normale ragazzina, che viveva in un paesino, vicino ad una foresta, nel cuore della Francia. La sua vita era una favola. I genitori le volevano bene, aveva molti amici… Però c’è un problema. Come qualcuno avrà notato, il verbo essere nella frase sulla sua vita è al passato. Perché ad un certo punto la sua vita non sarà più una favola. Nemmeno un po’. Sara si rende conto per la prima volta che qualcosa nella sua esistenza era cambiato quando un ragazzo della sua scuola (il cui padre lavora per i nazisti) inizia ad insultarla, guardando i suoi disegni:

«Ehi, sei piuttosto brava» «Oh, graz…» «Per essere un’ebrea.»

I suoi genitori, intanto, devono prendere una difficile decisione: lasciare la Francia oppure no? Nonostante vivano in una zona libera, i nazisti potrebbero arrivare in qualsiasi momento.

E un giorno arrivano. Sara è a scuola. Però (e per fortuna, aggiungerei) la sua scuola è gestita da persone coraggiose, che non consegnerebbero gli alunni ebrei ai nazisti per nessun motivo. Sara si rifiuta di scappare e si nasconde, sfuggendo al rastrellamento. I problemi non sono finiti lì, ma perlomeno non è in un campo di concentramento. E quando è convinta che sia la fine, puntualmente Torteau la salva. E la nasconde, rischiando grosso.

Torteau in francese significa “granchio”. Era un soprannome crudele per un ragazzo la cui unica “colpa” era di aver contratto la poliomielite da piccolo.

Sara passerai anni rinchiusa in una stalla. Anni rinchiusa senza vedere nessuno a parte Julien e la sua famiglia. E non sarà facile per nessuno.

Vi dico solo che la mamma del suo amico, per portarle da mangiare, deve camminare per 6 km, facendo il giro lungo, quando basterebbe attraversare un prato. Una cosa da meno di un minuto. E invece non può. Non può insospettire i vicini. Che piova, che nevichi, che ci sia un caldo torrido, Vivienne arriva. Ogni giorno.

Questo graphic novel è una “Wonder story”. La storia, infatti, è raccontata in prima persona dalla nonna di Julien, il ragazzino che bullizzava Auggie, nella saga di Wonder.

Posso solo dire che è un libro stupendo, commovente (soprattutto le ultime parti, che non vi svelo) ma al tempo stesso potente, più potente di qualsiasi altro libro o graphic novel sulla Shoah voi abbiate letto. Scritto (ma soprattutto disegnato) benissimo. In poche parole, meraviglioso.

«Vive l’humanité!»
 

Mai più - per non dimenticare

Autrice: R. J. Palacio

Anno di pubblicazione: 7 novembre 2019

Età adatta: dai 12 anni

Lunghezza: medio (220 pagine)

Casa editrice: Giunti

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