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Sara Rattaro: “Il giorno in cui ho scoperto di voler scrivere per ragazz*”

Aggiornato il: lug 29

Ha una laurea in biologia, una in scienze sociali e fa la scrittrice. Stiamo parlando di Sara Rattaro, l’autrice di bestseller per adult*, che a un certo punto, grazie a suo nonno e alla storia di uno scienziato, ha provato a scrivere per i più giovani.

Hai una laurea scientifica e una umanistica, come mai hai scelto due percorsi così diversi e ora fai la scrittrice? Come usi le tue competenze scientifiche nella scrittura?

La scrittura è sempre stato il mio vero amore. Da bambina e poi da ragazza scrivere mi faceva stare bene ma non avrei mai immaginato di fare la scrittrice di professione. Avevo timore di farmi leggere e per questo scelsi una facoltà scientifica che mi potesse offrire delle opportunità di lavoro concrete. Poi, con il tempo e forse un po’ di maturità, ho capito che per quanto amassi la scienza, raccontare mi piaceva molto di più e allora ho provato a dare concretezza alle mie idee e ho scritto il mio primo romanzo Sulla sedia sbagliata (Morellini editore) e le cose, piano piano, sono cambiate. Oggi sono molto felice di essere una scrittrice con una cultura scientifica perché questo mi permette di esplorare storie diverse e che non sono alla portata di tutti gli altri scrittori. 


Nel libro Il cacciatori di sogni hai scritto che lo scienziato Albert Sabin è il tuo eroe. Non essendo un personaggio così famoso, come lo hai conosciuto?

Grazie a mio nonno. Fu lui a parlarmene. Gli era grato perché, diceva, gli aveva permesso di salvare tutti e tre i suoi figli. Albert Sabin regalò il vaccino per la poliomielite che negli anni ’50 stava uccidendo e paralizzando moltissime persone e per questo salvò il mondo. Quando il vaccino fu disponibile in Italia, fu anche gratuito e questo permise a tutti, senza nessuna discriminazione, di essere curati. 


Oggi tanti scienziati stanno cercando il vaccino contro il Coronavirus: c’è qualche storia che ti ha colpito? 

Mi colpì molto la storia delle due scienziate italiane che isolarono il virus all’ospedale Spallanzani di Roma qualche mese fa. Credo che sia molto bello poter raccontare l’eccellenza al femminile del nostro paese. Si chiamavano Francesca Colavita e Concetta Castilletti.


Perchè hai iniziato a scrivere romanzi per ragazzi? Che differenza c’è tra scrivere per adulti e per ragazzi? Quale pubblico preferisci?

È stata proprio la storia di Albert Sabin a spingermi a esplorare il mondo della narrativa per ragazzi. Quando ho ripensato a quella storia ho capito subito che sarebbe stata perfetta per emozionare i più giovani ma anche per fargli credere che sognare è sempre possibile. 

Scrivere per ragazzi è molto diverso dallo scrivere per adulti e devo ammettere che prima di mettermi alla prova, ho dovuto studiare parecchio ma soprattutto leggere molti romanzi per i più giovani. 


Come nascono le ispirazioni per i tuoi romanzi? Qual è stato il modo più strano in cui ti sei ispirata?

Le ispirazioni si possono trovare ovunque perché dovete considerare che tutto è raccontabile. Non esistono storie noiose ma solo storie raccontate male. Ogni storia che hai a disposizione può essere raccontata in mille modi diversi e il mio mestiere è proprio quello di trovare il modo più efficace per far sì che i miei lettori arrivino fino all’ultima riga. 

Nel mio ultimo romanzo, ad esempio, l’ispirazione mi è arrivata dopo una telefonata in cui un’amica mi raccontava di aver preso un aereo e di essersi spaventata molto quando le hostess hanno annunciato di dover tornare indietro per un problema tecnico. Mi sono chiesta a cosa avrei pensato io, se fossi stata lassù. 


Per ora, noi ragazz* del Dafne club, scriviamo solo racconti brevi, cosa vuol dire prendere sul serio la scrittura? Che consiglio dai a noi aspirant* scritt*?

Se avete deciso di scrivere racconti e gli avete dato la giusta dignità e cura siete già a buon punto. Credere nella scrittura significa, a mio parere,  capire che quella storia può diventare indimenticabile se si trova il modo giusto per raccontarla. Il mio consiglio, durante la stesura di un racconto, è quello di farvi sempre la domanda “cosa accadrebbe se…” e rispondervi senza limiti. Non abbiate paura di dare risposte apparentemente esagerate o incredibili perché anche da quelle avrete la possibilità di scoprire qualcosa di utile per il vostro racconto. 


Noi, ragazz* del Dafne club, adoriamo la lettura: che libri consiglieresti (tuoi e non tuoi) a noi appassionat* lett*?

Ho adorato “la figlia del guardiano” di Jerry Spinelli e “Un viaggio chiamato casa” di Allan Stratton.


Sembra che nei tuoi libri parli sempre di personaggi già esistiti, reali: Nellie Bly, Albert Sabin… Racconti delle storie di persone che ti hanno ispirata?

Sì, mi piace l’idea di riportare tra le vostre mani grandi eroi, personaggi che vi facciano sognare ma anche pensare e magari che siano di ispirazione. Il prossimo sarà Ettore Majorana, lo scienziato italiano che sparì nel nulla nel 1938. 


Come hai avuto l'idea di "mischiare" una persona realmente esistita in passato con una persona di oggi inventata, come nel libro Sentirai parlare di me (che abbiamo recensito qui)?

Avevo la necessità di trovare un personaggio contemporaneo in cui i più giovani potessero identificarsi. Così, ho immaginato Bianca che, però, non avrebbe mai potuto incontrare Nellie Bly e per questo ho creato anche Vittoria che avendo deciso di fare la giornalista grazie alla storia della grande Nellie, deciderà di trasmetterla a Bianca. 


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