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  • Alma P.

Esplodendo dall'ira

Un racconto di Alma P.

Ed ecco che stava succedendo di nuovo.

Il mio respiro si fece più pesante, per poco affannoso, il cuore pulsava, iniziai quasi a tremare.

Appoggiai lentamente le mani sul banco e le avvinghiai attorno ad esso stringendo le sue gambe di ferro più forte che potevo. Il mio viso si trasformò improvvisamente, le sopracciglia si inarcarono in un’espressione di rancore.

Provai a calmarmi, invano. ‘’Conta fino a dieci, quando ti succede’’- mi aveva detto la signora Romano. Ma questa volta non stava funzionando. Riuscivo a percepirla mentre dalla punta dei miei piedi mi attraversava come lo scatto di un fulmine incandescente. ‘’No, no’’ pensai ‘’Non può succedere adesso’’ - Chiusi gli occhi. Speravo che nel buio si sarebbe placata. Contai di nuovo. Dieci, venti, trenta… Com’era possibile che non funzionasse?

Ora quella sensazione ferveva nelle mie vene e la sentivo bruciare nel mio petto. Aspettava solo di uscire. ‘’Mia, mi senti!? Mia?!’’ stava esclamando Abigail mentre mi scuoteva energicamente. La sua voce scompariva nel nulla pian piano e all’improvviso si fece tutto confuso intorno a me, tutto era lento silenzioso.

Aprii gli occhi lentamente e mi osservai attorno: gli sguardi dei miei compagni mi fissavano senza capire. Le loro dita puntate su di me, le loro espressioni confuse.

Mi sentivo ridicola ma non potevo far niente. Ero immobile e mi contraevo in modo brusco e veloce cercando di evitare che le cose peggiorassero.

L’ira si era impadronita di me. Provavo a sfogarla su me stessa ma non ci riuscivo.

Stava arrivando un attacco, me lo sentivo. Risaliva come un fuoco rovente. Inarrestabile. Scivolava dentro di me come lava incandescente sfiorandomi la pelle. Ed io mi contraevo, impotente. A quel punto alzai la testa. Stavano ridendo tutti, quasi si prendessero gioco di me.

All’improvviso fu lei a prendere il sopravvento. Sentivo i miei passi sordi e pesanti dirigersi verso la parete. Presi una sedia e gettai un ultimo sguardo verso i miei amici. Non mi interessava più nulla. Volevo solo farla a pezzi. Sfogarmi. Scatenare tutta l'incontenibile ira che tenevo dentro. In quel momento non pensavo alle conseguenze. No. Scagliavo ferocemente la sedia ripetutamente verso il pavimento, la vedevo lacerarsi sempre di più e provavo piacere. Accanita, implacabile, furiosa come una belva. Ogni colpo mi sentivo più forte. Pensavo a tutti quei momenti difficili che avevo attraversato e colpivo il pavimento di marmo bianco sempre più violentemente. ‘’Vi interessa così tanto? Guardate pure’’ pensava una parte di me. L’altra parte invece mi urlava ‘’Smettila! Cosa fai?! Perchè?’’, provavo vergogna e piacere allo stesso tempo. Mi girava la testa e le voci al suo interno iniziarono a mischiarsi con un ronzio insopportabile e andando in loop. Si ripetevano ancora e ancora. Un dolore atroce iniziò a bruciarmi nel cranio. La mia fronte sudava e diventavo pallida.

Mi sentivo debole. Lasciai cadere la sedia con un tonfo cupo e mi raggomitolai per terra. Non mossi un dito, immobile per un tempo indefinito, forse due minuti.

Inspiegabilmente e improvvisamente ero tornata in me. Ero di nuovo una persona ragionevole, mi sembrava impossibile che fosse accaduto. Ma ormai era successo. Lo sapevano tutti il mio segreto. Qualcuno mi toccò la spalla. Senza voltarmi capii, era Abigail. Mi sentii subito sollevata. Lei non si sarebbe mai presa gioco di me. Mi conosceva ed veramente preoccupata: l’unica amica vera che mi restava.


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