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  • Margherita :-D

Le vie tortuose del destino

Scritto di Margherita

Lena era alta veloce e bella, sembrava la regina di un mondo fatato, ma aveva un solo difetto, che cambiava ogni aspetto della sua personalità: vedeva con gli occhi le bugie dette dalle persone e le succedevano cose strane da quando era partita dall'Alaska per andare in America. Questi difetti l’avevano sopraffatta ed era diventata arrogante e presuntuosa così aveva perso tutti gli amici, anche quelli più cari.

In quel momento stava seduta sul suo letto e si toglieva lentamente le scarpe quando, a un certo punto, una di esse si mise a camminare sul parquet da sola, andando in cucina. Lena, quando vide lo scarponcino farsi un bel pane e prosciutto non si sorprese granché, gli chiese solo: “Caro scarponcino, perché non prendi un po’ di formaggio spalmabile che ne abbiamo tanto?” e solo allora lo scarponcino parlò con la bocca (o meglio dire con la suola) piena di pane e prosciutto: “Mia cara Lena” e qui Lena si sorprese un poco “ci sei mancata, vieni con me. Devi salvare il tuo popolo!” A quel punto Lena sobbalzò, ma lo scarponcino non ci fece caso e andò avanti: “Degli orchi, da più di cinquant'anni, cercano di distruggere il Popolo delle Terre Annuvolate, abbiamo cercato di rintracciarti, ma ti abbiamo trovata solo ora, tu sei la prescelta.” Così dicendo, prese Lena “per mano” e la spinse nello sgabuzzino. Cinque minuti dopo Lena si svegliò su qualcosa di morbido.


Sembravano le lenzuola del suo letto, invece erano dei batuffoli bianchi e candidi come la neve. Era circondata da un ammasso di persone, che si affaccendavano a portarle da bere e a medicarle una ferita, che non si era nemmeno accorta di avere.

Quando finalmente la folla si disperse, si fece avanti un principe (lo riconobbe da come era vestito) che le confessò di essere lo scarponcino e che aveva gradito il pane che gli aveva offerto: “Ciao Lena, sono Aron, il principe di questa città. Più tardi ci sarà tempo per conoscere queste brave persone, ma ora devi venire nel mio castello. E subito.” Lena lo seguì senza protestare, odiava protestare. Si rinchiusero in una stanza appartata e iniziarono a parlare. Lui cominciò: “Tanto tempo fa il popolo andava d’accordo con gli orchi, ma un giorno, mio padre li attaccò e così nacque il conflitto. Quando io salii al trono, la situazione era peggiorata e volli sistemare le cose, così andai da un’indovina che mi disse dell’esistenza di una ragazza (che saresti tu) discendente da una dinastia di potenti streghe, che avevano già affrontato situazioni di questo genere. Quello che devi fare è trovare il modo di uccidere il drago degli orchi, poi il popolo sarà salvo.” Lena era sconcertata, come poteva essere vero? E come faceva lui a chiederglielo in modo così semplice? Lei, come sempre, non fiatò e accettò con molta cortesia il compito che le aveva dato.

Quando la portarono davanti alla foresta Senzanomesenzaguai, le diedero qualche informazione e poi la abbandonarono a se stessa. Lena aveva tanta paura, ma si fece coraggio ed entrò nel fitto degli alberi.

All’interno di quella foresta era tutto molto buio e spaventoso e i rami degli alberi si piegavano verso il basso, intrecciandosi tra di loro e proiettando ombre più che terrificanti.

Lena avanzava lentamente, stava attenta a dove metteva i piedi per non svegliare i tanti animali nascosti nella perenne ombra della foresta, che si erano trasformati in mostri con il passare del tempo. A un certo punto si trovò davanti a un bivio con due pigne, che segnavano due diversi sentieri. Non sapeva che fare, quando una delle due pigne parlò e disse: “Ciao Lena, vieni su questa stradina, è più luminosa dell’altra e quando arrivi dall’altra parte entra nella prima grotta che trovi e dormi lì.” Poi parlò anche l’altra pigna, che aveva una vocina più flebile meno convincente, ma Lena ascoltò pure lei: “Lena, questa strada è più lunga e buia, e vero, ma quando arriverai alla prima svolta a sinistra troverai una radura che ti proteggerà dagli animali di questa zona.” Lena doveva prendere una decisione e in fretta, il sole era ancora in cielo, ma nella foresta la poca luce che c’era si stava spegnendo.

Ripensò alle due pigne e ragionò. Vi ricordate che all’inizio ho accennato a un po’ di difetti? Vi ricordate quello che l’aiutava a riconoscere le bugie? Bene, Lena se ne ricordò e riconobbe subito chi fosse la pigna bugiarda. Indicò la prima e disse: “Non verrò sulla tua via, perché sei un’arpia e mi vuoi come cena!” Detto questo le due pigne sparirono lasciandosi dietro un foglio. Lena lo lesse: “BRAVA, HAI SUPERATO LA PRIMA PROVA. VAI AVANTI SUL SENTIERO E TROVERAI LA RADURA. CI VEDIAMO ALLA SECONDA PROVA.” E poi una firma che le sembrava familiare, ma non ci badò.

Il giorno dopo si svegliò di buon ora e uscì dalla radura con solo il foglietto. Camminò per un tempo che le sembrò infinito, e finalmente raggiunse un altro spiazzo d’erba. Quando fece per entrarci questo si infuocò. Solo allora si accorse che in mezzo a quel cerchio di fiamme c’era una bimba, di due anni almeno, bionda, occhi azzurri inondati di lacrime, che urlava alla mamma di salvarla. Ma la mamma non c’era. Lena chiamò aiuto, ma come sapeva non c’era nessuno nella foresta è quindi decise che le avrebbe salvato la vita, mettendo a rischio la sua vita. Solo a quel punto vide che vicino a lei sgorgava dell’acqua, era poca, ma prendendo una roccia abbastanza grande e concava, riuscì a passare tra le fiamme. Arrivò all’interno del cerchio e prese la bimba in braccio. Senza sapere come, soffiò con una potenza enorme e spense il fuoco.

Mentre dava da bere alla piccola bimba, quest’ultima si trasformò in una ragazza alta come Lena, con i capelli di un forte marrone corteccia lucente e gli occhi verde smeraldo, tanto fulgidi che neanche un diamante poteva battere i riflessi di luce che creavano anche al buio.

A Lena piacque un sacco quella ragazza e le chiese subito come si chiamasse. “Arlene”, rispose lei e Lena si pregustava quel nome nella testa, le piaceva un sacco.

Arlene le parlò: “Grazie mille per avermi salvata, ero sotto maledizione e non passava nessuno se non qualche animale che non provava a liberarmi dalle fiamme. A proposito, come ti chiami?”. Lei rispose Lena e anche Arlene pensò che il nome “Lena” fosse molto bello.


Proseguirono per il cammino, ma ora nessuna aveva più paura della buia e tetra foresta perchè potevano contare l’una sull’altra. Avrebbero affrontato insieme la terza prova e l’avrebbero superata insieme. Così per tutte quelle che sarebbero venute.

Mentre parlavano, arrivarono davanti a una caverna, sorvegliata da una specie di guardiano tutto grigio, verde e bitorzoluto. Era la grotta che le avrebbe portate dagli orchi.

Prima che potessero fare un altro passo, furono circondate da gnomi che le portarono come prigioniere nel loro covo e non vollero farle andare via, erano troppo belle in confronto ai loro brutti corpi.

Alla fine si rassegnarono, ma, essendo gnomi, posero una condizione: le ragazze avrebbero potuto liberarsi solo risolvendo un indovinello. Diedero loro una tavoletta con alcune scritte in runico che avrebbero dovuto decifrare. Lena e Arlene ci misero tre ore, ma riuscirono a tradurle. Provateci anche voi e aiutatele (la risposta è alla fine del foglio):


“Abbiamo capito” dissero infine, “La risposta è .. …….”. Un ramo cadde proprio in quel momento e le sentirono solo gli gnomi, così le lasciarono libere dicendo: “Brave ragazze, la quarta prova vi aspetta. State attente e andate a sconfiggere gli orchi.”

Ripartirono alla volta della grotta. Ci arrivarono dopo cinque lunghi giorni. Riuscirono a ingannare il guardiano con un semplice trucchetto, facendo rumore da un lato in modo che il guardiano si spostasse in quella direzione, per entrare nella grotta attraverso lo spazio libero. All’interno della grotta c’erano cunicoli d’ogni genere che ospitavano orchi diversi, alcuni più gentili altri meno. Lena capì subito da chi dovevano andare.

Si diressero nel cunicolo più a sinistra e poi svoltarono, andando sempre più in basso, fino ad arrivare a una porticina. Lì bussarono e un piccola donnina, che era una sarta, le fece entrare molto calorosamente. La stanza era piccola e pulita, ricoperta di parquet e carta da parati azzurra, in mezzo c’era un tavolino di legno con sopra un sacco di spilli e stoffe, in un angolo c’era anche un piccolo bagnetto con tutto quello che poteva servire. Sulle pareti erano posizionati piccoli scaffali con il cibo necessario. Una macchina da cucire era posizionata su una piccola sedia. Tutto era così bello! Lena e Arlene si sedettero, ma non fecero in tempo a proferire parola che la piccola orchetta disse: “Rispondete a questo indovinello se volete proseguire nella vostra impresa”. E diede loro un foglio con un’altra scritta in rune da decifrare.

Provate a risolvere anche questo:

Questo indovinello era era veramente difficile, ma loro erano determinate a risolverlo e in due o tre ore le diedero la risposta. “Giusto, brave ragazze. Ora dovrete affrontare la più dura delle prove, ma sono sicura che ce la farete!”. Dicendo questo le portò dal cattivo Re degli Orchi che amava gli umani al forno è che da un po’ di mesi non ne aveva sottomano. Lui cercò di convincerle a restare nel suo mondo, promettendo ricchezze e agi in quantità. Ma Lena riconobbe immediatamente che le stava ingannando e iniziarono a fuggire, rincorse dagli scagnozzi del re, faticando a trovare la giusta via tra tutti quei cunicoli. Mentre correvano, riconobbero la voce familiare della piccola sarta, che le invitò a seguirla in un buco. Attraversato quel cunicolo si ritrovarono fuori dalla grotta è dalla foresta e promisero alla piccola sarta che un giorno le avrebbero reso il favore.

Corsero a più non posso fino alla fortezza del principe Aron. Appena arrivate raccontarono l’accaduto e il principe fece preparare subito l’esercito: dovevano combattere.

Lena e Arlene volevano partecipare alla battaglia, si misero due armature che calzavano a pennello e scesero in campo: lo scontro aveva provocato già moltissimi morti in entrambe le fazioni e la situazione stava degenerando.

Le ragazze guardarono il terreno polveroso, Lena era allergica alla polvere, ma in quel momento non ci pensò perché incrociò lo sguardo di Arlene. Entrambe erano colme di gioia per essere una accanto all’altra. Poi una mazza le sfiorò e loro uscirono da quello stato di trance. Iniziò una battaglia cruenta, piena di morte e sangue. Lena aveva voglia di adrenalina e lo stesso Arlene.

Lena vedeva teste sfracellate e sangue dappertutto, non le era mai piaciuto ammazzare, ma se era per Arlene c’era in ballo più di un’amicizia. Tagliò il braccio al troll davanti a lei che corse via, lei lo rincorse e lo finì infilandogli la spada nella testa, lo sorpassò. Intanto Lena pensava ad Arlene e Arlene pensava a Lena, in quel momento stava rompendo l’osso del collo a un brutto orco. Non si rese conto che, dietro di lei c’era un altro orco che la infilzò con il suo coltello prima che potesse fare niente. Lena corse da lei con le lacrime agli occhi, non poteva essere, la sua adorata Arlene, se ne stava andando via così! “Oh Arlene. Non dovevamo combattere, sono stata una stupida, oh!” un singhiozzo sommesso e poi altri a venire, Lena piangeva sul corpo inondato di un sangue innocente, quello di Arlene.

Arlene pronunciò le ultime sue parole con tono flebile. Come quello che aveva quando era ancora sotto maledizione: “Lena, io ti amo. Ti ho amata dal primo momento in cui ti ho vista, non mi dispiace aver lottato, ma in ogni istante pensavo a te. Sono contenta che tu non stia venendo con me. Salva il Popolo delle Terre Annuvolate, fallo per me.” Detto questo si baciarono, fu un bacio intenso, dolce e pieno di significato per Lena.

Così Arlene morì, Lena prese tra le sue potenti ma attente braccia il corpo della sua amata e lo portò al di fuori dalla polvere. Lì pianse fino a quando esaurì la tristezza e rimase solo la rabbia, la rabbia per quel poco di pietà che c’era nel mondo, rabbia per quel poco di rispetto nelle persone che decidevano di combattere, che avevano il destino segnato dalla morte.


Lena scese sul campo, ma non per ammazzare e provocare altre morti, anzi una sì. Quella della persona che aveva iniziato tutto: lei stessa.

Ma quando arrivò al terreno polveroso tutti erano scappati: c’era un immenso drago rosso che si stagliava contro il cielo. Era grosso, brutto e insanguinato, aveva ammazzato.

Vedendo tutto questo Lena si infuriò e corse verso il drago con la spada puntata verso il suo cuore, una fiammata la colpì e non vide più nulla.

Si risvegliò nel terreno polveroso, il drago giaceva di fianco a lei, inerme.

Si alzò di scatto e corse a vedere se il corpo di Arlene fosse al sicuro e intatto, lo era. Lena tirò un sospiro di sollievo, si chiese se tutti gli orchi fossero stati sconfitti.

Si ricordò, solo in quel momento, che doveva un grande favore alla sarta degli orchi, così pensando se la ritrovò di fianco. Quella, appena si furono guardate negli occhi si trasformò in un’alta e bella donna. D’impulso Lena tirò fuori dalla tasca il foglietto della prima prova e riconobbe la firma: era quella di sua mamma. Lena abbracciò la donna urlando: “Mamma! Mammina!” E la donna di rimando: “Lena, figlia mia. Ero stata maledetta dal re degli orchi, ma ora che è morto mi sono liberata. Quanto è bello vederti bimba mia!”

E così, piangendo di gioia, entrarono nel castello, dove vissero felici, insieme.

Il giorno dopo si celebrò il funerale di Arlene, fu un funerale felice con musica e balli, Lena non voleva piangere per lei, Arlene non avrebbe voluto.

E i genitori adottivi di Lena? Beh, cari lettori, loro non le volevano davvero bene, aspettavano che se ne andasse velocemente via di casa. Ora hanno adottato un’altra bimba, ma questa è un’altra storia.

Indovinello 1: Cos'è quella cosa che "nasce" alta e "muore" bassa?

Risposta: La candela


Indovinello 2: Cos'è quella cosa che butti quando ti serve e tieni quando non ti serve? Risposta: L'ancora

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